Una grande Civiltà non può essere conquistata dall'esterno prima che si sia distrutta dall'interno
PUO' COSTEI DECIDERE
IL FUTURO DI MILIONI DI GIOVANI???
Ogni volta che la sinistra si trova in difficoltà e il governo sta per attendere la speranza della stragrande maggioranza degli Italiani arriva questa simpatica vecchietta a salvare capra e cavoli. A lei spettano cospicui fondi in cambio di un voto, al Popolo rimane l'amarezza di vivere in un sistema antipopolare che cerca di salvare solo se stesso per non lasciare governare altri e per garantire la pensione da parlamentari a delinquenti comuni come lo squatter Caruso. Alla signora Montalcini mancano poche ore di vita, mentre il futuro di coloro che le sopravviveranno e di coloro che devono ancora nascere e crescere è compromessa dalle scelte di personalità mercenarie e totalmente irresponsabili come costei. Meditate gente, meditate...
Il coraggio di scioperare

Credevamo di averle viste tutte in questa nostra povera Italia, ma eravamo in torto. I magistrati hanno proclamato sciopero! Scioperano per paura di dover lavorare di più e meglio, scioperano perchè lo stipendio da nababbi che percepiscono è congruo al loro ruolo e deve essergli garantito, comunque sia. Scioperano perchè nessuno può permettersi di criticarne l'operato e cercare di stimolarli a rendere questo Paese migliore. Scioperano, ma non si vergognano. Non si vergognano di essere la classe più privilegiata in assoluto, estranea alle leggi, superiore alla politica, oltre la democrazia, il Parlamento e il Popolo Italiano. Non si vergognano di non applicare le leggi, non si vergognano di scarcerare continuamente pericolose canaglie nelle nostre città, non si vergognano di utilizzare la Legge per meri fini politici e di degradarne ossessivamente l'etimo morale e collettivo. Per queste ragioni vi riporto questo intervento del Senatore Galli della Lega Nord del 5 luglio scorso che trovo illuminante:
GALLI (LNP). Signor Presidente, a poche settimane dalla scadenza del 31 luglio (fino a questo giorno la riforma Castelli è stata sospesa in alcune sue parti dalla legge n. 269 del 2006), la magistratura italiana non solo non ha un nuovo ordinamento giudiziario, ma non sa nemmeno quale sarà la proposta definitiva della maggioranza di Governo. Voci allarmate si susseguono infatti sia nel mondo della magistratura, sia nel mondo dell'avvocatura.
I magistrati, almeno per ora, non sciopereranno contro il disegno di legge Mastella, ma la giunta dell'Associazione nazionale magistrati ha deciso ieri di dimettersi.
Il parlamentino dell'ANM, dopo ore di discussione, pur giudicando «inaccettabile» il provvedimento licenziato ieri dalla Commissione giustizia del Senato, ha respinto, dividendosi, la proposta di uno sciopero immediato. E ha invece accolto le dimissioni presentate dalla giunta dell'Associazione come gesto di protesta nei confronti della riforma.
La questione sciopero però non è definitivamente archiviata: il parlamentino si riunirà nuovamente nei prossimi giorni per discuterne, alla luce dell'iter della riforma a Palazzo Madama.
La decisione della giunta dell'ANM di dimettersi è un segnale del dissenso della magistratura sulla riforma dell'ordinamento giudiziario. Nella mozione approvata dal parlamentino si esprime, infatti, una valutazione «severamente critica» sul testo licenziato dalla Commissione giustizia del Senato. Su mandato del parlamentino la giunta, pur dimissionaria, continuerà «a seguire con attenzione l'andamento dei lavori parlamentari». Il 10 luglio l'ANM tornerà a riunirsi «per la valutazione delle iniziative da intraprendere, compresa l'eventuale proclamazione di uno sciopero».
Alcune parti della magistratura manifestano viva preoccupazione per il fatto che, pur avendo a suo tempo salutato con favore la presentazione del disegno di legge Mastella, senza rinunciare ad evidenziarne i limiti e le criticità, l'impianto originario abbia subito modifiche che sembrano destinate a snaturane l'impronta originaria. La magistratura riconosce come priorità assoluta quella di evitare l'entrata in vigore della controriforma Castelli e comunica anche quali dovranno essere i punti irrinunciabili della riforma che dovrà essere approvata i quali consistono nel sistema di valutazioni periodiche di professionalità che deve andare a prendere il posto dell'inaccettabile - secondo loro - meccanismo dei concorsi, nella temporaneità delle funzioni direttive e semidirettive e nella regolamentazione delle incompatibilità in caso di passaggio di funzioni che non segni nella realtà dei fatti una separazione tra le carriere.
Rispetto a questi nodi essenziali, la magistratura non intende accettare nessun regresso e nessun ripensamento e si mostra molto preoccupata per quanto viene riportato sugli articoli di stampa che parlano di snaturamento del disegno di legge Mastella rispetto alla sua impronta originaria. Oggi, di fronte al concreto pericolo di una deriva che la magistratura italiana non può accettare, l'iniziativa dell'ANM è stata ferma e determinata nella sua presa di posizione «per ribadire ancora alla pubblica opinione che i temi della giustizia e dell'indipendenza dei magistrati riguardano da vicino la qualità della democrazia del Paese». E sullo sfondo appare la minaccia dello sciopero.
Inoltre, c'è da considerare anche la posizione degli avvocati penalisti che manifestano un'adesione quasi totale allo sciopero indetto dall'Unione camere penali italiane contro il disegno di legge Mastella di riforma dell'ordinamento giudiziario. Secondo i dati diffusi due giorni fa da questa associazione nel corso dell'assemblea nazionale che si è tenuta nella capitale, l'astensione dalle udienze è stata altissima in città come Roma, Milano, Firenze, Napoli e Catania. L'assemblea nazionale, dal tema «In difesa della Costituzione per una riforma democratica e liberale», ha aperto la tre giorni di sciopero. I penalisti, infatti, si sono astenuti dalle udienze fino ad oggi. I primi dati dell'astensione, che si è attestata ben oltre il 90 per cento, sono stati resi noti ieri dall'associazione nel corso della manifestazione che si è svolta nella cittadella giudiziaria di piazzale Clodio.
I penalisti hanno spiegato che l'aver «deciso di incrociare le braccia è il segnale di un malessere». Per il presidente delle camere penali «forse la politica della giustizia non ha mai toccato un livello così basso». E ha continuato: «Le modifiche al disegno di legge Mastella definitivamente approvate in Commissione giustizia del Senato suscitano le più ampie critiche, anche per ragioni di metodo». «L'ANM» - ha concluso il presidente - «ha dettato le regole a colpi di minacce di sciopero: sappiamo benissimo che segue questa prassi costante ed insistente, ma non arriva mai a proclamare lo sciopero perché minacciarlo è quanto le basta per ottenere quasi incondizionatamente quello che chiede».
Affrontiamo ora il contenuto del provvedimento in discussione. II disegno di legge Mastella non solo riforma in modo deciso il decreto Castelli riguardo agli aspetti coinvolgenti la carriera dei magistrati, ma tocca qua e là anche altri decreti sull'ordinamento giudiziario, e cioè alcune norme già approvate ed entrate in vigore, al dichiarato fine di valorizzare l'aspetto sistematico della normativa. In realtà, la priorità assoluta è rappresentata dalla esigenza di evitare l'entrata in vigore della riforma Castelli, approvata nella scorsa legislatura con fortissime resistenze da parte della sinistra e di certi settori della magistratura, ostili al cambiamento di una legge che risale al lontano 30 gennaio 1941 e che attendeva di essere riformata da oltre cinquant'anni.
Alla riforma Castelli va riconosciuto il merito di aver affrontato per la prima volta in modo sistematico una materia così complessa proponendo soluzioni innovative, alcune delle quali hanno dovuto necessariamente venire apprezzate da parte dei maggiori detrattori della riforma, come ad esempio in tema di scuola della magistratura, di consigli giudiziari, di tipizzazione degli illeciti disciplinari che sono stati per la prima volta, appunto, tipizzati.
Ricordiamo che nel corso dell'attuale legislatura il Parlamento ha già approvato la legge 24 ottobre 2006, n. 269, che è intervenuta su tre dei decreti legislativi attuativi della riforma, disponendone, secondo i casi, la sospensione dell'efficacia o la modifica del contenuto. In particolare, sono stati cambiati alcuni punti dei decreti relativi all'assetto dell'ufficio del pubblico ministero e agli illeciti disciplinari dei magistrati, mentre - appunto - è stata differita l'entrata in vigore del decreto legislativo n. 160 sull'accesso, la carriera e le funzioni dei magistrati, in quanto il ministro Mastella - e la magistratura - lo ha ritenuto difficilmente emendabile e comunque meritevole di una riforma più articolata e approfondita.
Ma il tempo stringe e il Parlamento ha davvero poco tempo per l'approvazione definitiva: se questa non avverrà entro il 31 luglio, rivivrà il decreto Castelli.
Inoltre, risulta chiaro a tutti come la materia dell'ordinamento giudiziario sia estremamente delicata perché carica di conseguenze non solo e non tanto per i diretti destinatari della stessa (ovvero i magistrati), quanto piuttosto per gli utenti del servizio pubblico e, più in generale, per la stessa società civile.
Porre fine a questo stato di incertezza dovrebbe essere la priorità assoluta del Governo, che ha preferito mettere mano ad una riforma appena varata nella scorsa legislatura, senza, al contempo, garantire la sua approvazione entro i tempi previsti. Il risultato non è di poco conto per la fondamentale importanza che riveste la riforma dell'ordinamento giudiziario, in quanto, tra i fattori che determinano il cattivo funzionamento del sistema giustizia del nostro Paese e la conseguente fuga dalla giurisdizione pubblica, un ruolo fondamentale lo riveste proprio l'inadeguatezza degli ordinamenti e delle regole che servono a plasmare la qualità dei soggetti-protagonisti della giurisdizione, avvocati e magistrati.
Esaminando nel dettaglio la riforma Mastella, vediamo come la disciplina del concorso per l'accesso in magistratura tenti di ovviare ad alcune storiche problematiche, già affrontate dalla riforma Castelli, legate in particolare alla lunghezza delle procedure concorsuali e all'inadeguatezza delle prove scritte d'esame, oramai superate per il loro taglio prevalentemente teorico. Purtroppo sono stati eliminati alcuni punti fondamentali e innovativi della riforma precedente, come l'indicazione obbligatoria da parte del candidato dell'area funzionale cui accedere in caso di esito positivo del concorso (giudicante o requirente), e la specifica prova psico-attitudinale da sostenere nelle prove orali.
Va sottolineato 1'aspetto critico di questa riforma, ovvero l'aver rinunciato all'obbligo iniziale di scelta definitiva tra funzioni giudicanti e requirenti, che sarebbe servita a porre fine alla continua commistione tra giudici e pubblici ministeri cui abbiamo spesso assistito, e avrebbe consentito di raggiungere una marcata distinzione tra le due funzioni che avrebbe potuto successivamente portare alla definitiva separazione delle carriere.
Riguardo ai requisiti per l'ammissione al concorso, dobbiamo notare come viene confermata la linea ispiratrice della riforma Castelli impostando, seppur con correttivi, il concorso di magistrato ordinario come concorso di secondo grado.
Inoltre, la riforma Mastella, pur introducendo rilevanti modifiche alla disciplina della progressione economica e delle funzioni dei magistrati come prevista dalla riforma Castelli, ha dovuto riconoscere che il sistema di valutazioni di professionalità anteriore alla legge n. 150 del 2005 non era più adeguato perché basato su presunzioni e verifiche limitate, complessivamente insufficiente ad attuare un reale vaglio delle specifiche capacità richieste. La nuova disciplina ha previsto valutazioni di professionalità ogni quattro anni, sganciate dagli scatti di carriera, consentendo così un monitoraggio continuo della professionalità in modo da rendere possibile individuare le sacche di inoperosità, spesso lamentate da parte di alcuni operatori del diritto e che già la riforma Castelli aveva tentato di arginare.
Tuttavia, va sottolineato il rischio evidente connesso alla progressione in carriera e alle valutazioni di professionalità, dove il meccanismo rimane tuttora nelle mani della magistratura, con evidente inversione di rotta rispetto alla riforma Castelli che aveva limitato notevolmente il ruolo del CSM.
La valutazione si basa su giudizi espressi dai consigli giudiziari e dal Consiglio superiore della magistratura, che sono organi del circuito di governo autonomo e dove i magistrati eletti sono in netta prevalenza; in altri termini, le valutazioni di professionalità continuano ad essere effettuate proprio da chi viene eletto dai soggetti che deve valutare: quindi il controllato elegge il controllore.
Di certo va valutata negativamente la riduzione dell'apporto, nella valutazione, di elementi esterni alla magistratura, e in particolare dell'avvocatura, la cui presenza nel progetto Castelli è senz'altro più forte e il cui contributo più incisivo.
La riforma Mastella introduce, nell'arco della carriera del magistrato, i concorsi per soli titoli (la riforma Castelli prevedeva anche quelli per esami) a cui può partecipare solo chi abbia superato le richieste valutazioni di professionalità. In ogni caso, sembra che ci si sia resi conto dell'importanza di bandire ogni forma di progressione automatica e di configurare la progressione in carriera unicamente alla luce di profili meritocratici.
La progressione economica viene sganciata dalle funzioni, circostanza che dovrebbe costituire un possibile stimolo per magistrati esperti a permanere nelle funzioni di primo grado che tanto interessano i cittadini, perché è quello che le parti conoscono e da cui attendono risposta adeguata e sollecita alla propria domanda di giustizia.
Inoltre, viene previsto un meccanismo per cui il magistrato non idoneo viene penalizzato e alla fine anche rimosso; l'idoneità del magistrato viene valutata non solo sulla base delle sue conoscenze tecniche, ma anche sulla base di una serie di altri parametri che costituiscono tutto quel bagaglio di caratteristiche con cui si svolge la funzione, dall'operosità all'equilibrio, dalla capacità organizzativa alla preparazione, all'attitudine alla dirigenza.
Per quanto riguarda gli incarichi direttivi, sono previste alcune regole già contemplate dalla riforma Castelli e riconosciute oramai come indispensabili, come la temporaneità e il nuovo concorso per l'unico rinnovo possibile dell'incarico; la specifica valutazione della capacità direttiva; la previsione di un meccanismo di controllo sulla gestione da effettuarsi ogni due anni e che può portare anche alla revoca dell'incarico; l'attribuzione di un ruolo di impulso e di gestione, nonché del compito di relazionarsi con gli altri uffici giudiziari, e infine di consultare per il programma annuale anche il presidente del consiglio dell'ordine degli avvocati, in un'ottica di condivisione e di partecipazione da valutare positivamente.
Si prevede che il magistrato ordinario, dopo il tirocinio, non possa - fino a che non è valutato almeno una volta sotto il profilo dell'equilibrio della competenza, della preparazione, della capacità organizzativa - assumere la funzione di pubblico ministero o GIP singolo, che può decidere sulla libertà personale dei cittadini.
In nome della doverosa attenzione alla professionalità del magistrato, la riforma Castelli ha istituito la scuola superore della magistratura, una struttura stabile incaricata di occuparsi in maniera continuativa delle esigenze formative e di aggiornamento per il personale di magistratura e per il tirocinio degli uditori giudiziari senza funzioni.
Tale scelta è stata giudicata condivisibile dall'attuale Ministro, soprattutto per quanto riguarda la individuazione di uno strumento preposto alla formazione professionale dei magistrati, sino ad oggi garantita dal CSM. Tuttavia, la riforma Mastella - probabilmente anche a seguito di pressioni - ne ha corretto la impostazione iniziale che vedeva attribuite alla scuola molte funzioni legate alla progressione in carriera ed alla preparazione e svolgimento dei concorsi. Sotto questo aspetto, infatti, il testo Mastella appare frutto di un compromesso che colloca la scuola in un ambito più ristretto, investendola esclusivamente del compito di curare l'attività di formazione iniziale, complementare e permanente dei magistrati, e di riconversione a seguito del passaggio dalla funzione requirente a quella giudicante e viceversa.
Resta da aggiungere che la lettura dei lavori della Commissione giustizia, soprattutto in riferimento alla decisione di stralciare alcuni articoli del disegno di legge (con un continuo cambiamento su alcuni aspetti rilevanti del provvedimento), induce a ritenere che siamo di fronte ad una inutile controriforma dell'ordinamento giudiziario.
Oltre a queste considerazioni, per così dire, istituzionali, ci sarebbero poi da aggiungere una serie di considerazioni che dovrebbero essere basate sull'esperienza di vita quotidiana che tutti i cittadini, compresi noi, credo abbiamo avuto la ventura di vivere. Qui si parla in maniera altisonante, aulica in questa che è la Camera alta del Parlamento di cose di certo estremamente importanti per la vita democratica ma non solo quotidiana del Paese e dei suoi cittadini, ma si dimentica di dire altre cose di assoluto buon senso che ovviamente in queste sedi, siccome non appartengono al politicamente corretto, non vengono mai ricordate.
Se parliamo di necessità di riforma della giustizia, come qualche collega prima ha ricordato, è perché evidentemente il sistema giustizia in Italia non funziona come dovrebbe, altrimenti a nessuno sarebbe venuto in mente di fare una riforma per migliorarne la situazione.
Nessuno ricorda, per esempio, che l'Italia ha - come in tanti altri settori - una quantità di addetti ai lavori stratosferica, fa veramente sorridere. Purtroppo, non c'è mai la controprova del cittadino normale che può intervenire quando le cose vengono dette in televisione. Nessuno dice mai che in Italia, con gli ultimi concorsi, ci sono quasi 10.000 magistrati, il doppio o il triplo di Paesi equivalenti al nostro, una cosa comune in tutto quello che è pubblico nel nostro Paese; che la sola Campania ha un numero di magistrati equivalente a quello dell'intera Gran Bretagna; ciononostante, abbiamo 10 milioni di processi civili arretrati in itinere e la media della durata dei processi è di quasi dieci anni.
Di fronte a queste cose non ho mai sentito un'autocritica dei magistrati, compresi quelli presenti tra le nostre fila. Come è possibile che una forza lavoro doppia o tripla rispetto ai Paesi equivalenti al nostro abbia poi una efficienza che invece è la metà o un terzo rispetto a quella dei Paesi con cui ci si può confrontare? A fronte di queste cose nessuno ha nulla da dire?
Gente che prende 20.000 euro al mese poi ha il coraggio di andare in televisione a dire che nei tribunali non ci sono i soldi per la carta per fare le fotocopie, o idiozie di questo tipo, mi si consenta il termine? Pensano forse che i cittadini fuori, quelli almeno che conoscono queste cose, non facciano riflessioni in tal senso?
Credo che a tutti sia capitato, purtroppo, di calcare qualche volta il suolo dei nostri tribunali e la situazione non può essere sfuggita a nessuno. Anche a me, per varie questioni, ad esempio per le attività amministrative locali che ho svolto per anni, mi è capitato di andare spesso in tribunale per questioni legate a cause riferibili a concessioni edilizie, eccetera, del Comune e la normalità era di essere convocati alle ore 8,30 del mattino quando magari la causa a cui si era interessati era la quarta o la quinta della mattinata; quindi, c'era il sindaco, il capo dell'ufficio tecnico, il capo dei vigili, eccetera, quattro o cinque persone pagate dai contribuenti, cinque ore ad aspettare il giudice; se poi magari il giudice non c'era, mezz'ora prima veniva comunicato il rinvio di tre mesi della causa e tutti e cinque si tornava a casa avendo perso mezza giornata di lavoro pagata comunque dal pubblico erario.
Poche settimane fa ho dovuto partecipare ad una causa di lavoro che dura ormai da quattro o cinque anni e, nonostante le cose che in quest'Aula vengono dette sulla professionalità e quant'altro, il giudice, mentre con gli avvocati ero seduto davanti a lui, ha tirato fuori le carte, che sono in itinere da tre anni, e si è messo a leggerle al momento per capire di cosa si stava parlando.
Capisco che a chi ha fatto il grande magistrato, a chi ha avuto gli onori della cronaca, a chi va in televisione queste cose possano non interessare, ma al cittadino normale sono questi gli aspetti che interessano.
Oltre a parlare di questioni di principio, per cui qui si fanno tutti i grandi ragionamenti sulla giustizia, l'uguaglianza dei cittadini, eccetera, perché non si dice che per anni - tale possibilità è stata eliminata solo qualche anno fa - i magistrati eletti mantenevano progressione di carriera e stipendio in aggiunta alla retribuzione da parlamentare? Sono un dirigente d'azienda, ho studiato ingegneria al Politecnico di Milano, ho conseguito un master in direzione aziendale, quindi non ho studiato meno di un giudice, forse anche qualche anno di più, ciononostante, quando sono stato eletto, ho dovuto rinunciare al mio posto di lavoro, alla progressione di carriera: il giorno che dovessi ritornare a lavorare dovrò ripartire da zero, nel frattempo non sono maturati gli scatti come per i magistrati.
Ecco, di tutte queste cose, e di tante altre di cui si dovrebbe parlare, qui non si parla mai; qui si fanno solo i grandi discorsi teorici che però, ripeto, al popolo non interessano: il popolo vorrebbe avere una giustizia giusta, un magistrato ragionevole che quando ti convoca ti tratta da cittadino suo pari e che in un tempo ragionevolmente breve porta a conclusione i processi, cosa che non avviene in Italia, non certo per la legge precedente o per la legge attuale ma forse anche per responsabilità personale di molti di quelli che fanno parte del cospicuo corpo giudiziario italiano.
UN ALTRO LUTTO IMPUNITO

Cosa facevano in questi giorni i magistrati della Repubblica mentre quattro famiglie piangevano l'ennesimo tragico disastro avvenuto nelle nostre strade? Erano impegnati a studiare come processare i servizi segreti, erano impegnati a studiare nuove strategie per il 'nuovo partito democratico'. Cosa paghiamo a fare così profumatamente un branco di incapaci e cialtroni che non fanno altro che utilizzare la Legge in nome di sporchi interessi di partito liberando continuamente luridi assassini immigrati pronti a fare nuovi danni? Oggi ci dovremmo tutti vergognare di vivere in un Paese stupido e masochista come questo, dove si minacciano sanzioni pesantissime per chi guida ubriaco e poi, quando lo si trova, reo di avere sulla coscienza ben 4 morti, lo si cura a nostre spese e lo si lascia libero di tornare a fare il delinquente con licenza di uccidere. Dove sono i geni del partito democratico di fronte alle parole di rabbia e disperazione di quel padre? Semplice: impegnati a mantenere i propri privilegi, ungendovi ben bene la nuova supposta Veltroni. Chi governa questa Italia e chi occupa poltrone di rappresentanza popolare sta svendendo con la complicità del proprio elettorato la nostra terra, degradando la storia e la dignità di un'intera Nazione, mettendo in ginocchio tutto il popolo Italiano. Anche oggi ingiustizia è fatta: nel vostro nome.
PERCHE' NON DEPONIAMO LE ARMI

Lo dico senza troppi giri di parole: per me la manifestazione contro la moschea che il servo globale Cofferati vorrebbe installare a Bologna è riuscita bene. Forza Nuova ha svolto ordinatamente il percorso del corteo, dimostrando civiltà e argomentando le proprie posizioni nel migliore dei modi. Ho apprezzato le parole dei relatori e i contenuti del comizio finale. Per l'ennesima volta un certo tipo di Destra si è sacrificata con coraggio ed impegno al fianco del Popolo Italiano, in netta contrapposizione, in non negoziabile contrapposizione con le sporche ragioni del regime globalcomunista e dei suoi servi, sempre ben rappresentati da quella moltitudine stupida e disordinata che mantiene i suoi pezzi pregiati nei salotti buoni del potere e manda in strada i suoi pedoni più ignoranti e manovrabili. La realtà è molto chiara: da una parte c'era chi lottava in nome della ragione nazionale e popolare, perchè i Bolognesi non vogliono nessuna moschea nè in questa nè in altre città del Paese, mentre dall'altra c'era la marmaglia autoreferenziata degli antifascisti militanti, gente che il Fascismo lo vede dappertutto, compreso nei deodoranti e nei saponi che tanto aborrano. Come si può considerare quella marmaglia informe e vergognosa come rappresentativa di un qualsivoglia valore civile e condiviso? Sermplice: non si può. Questi cialtroni che rivendicano i diritti dei clandestini, dei tossici e degli ambienti patologici del mondo omosessuale rappresentano unicamente se stessi e nulla hanno a che fare con l'identità e le aspirazioni di una comunità. Questo si deve capire, al di là della vetrina sfasciata e dell'ingente spiegamento di polizia che in un Paese normale non si dovrebbe mai vedere, perchè è il sintomo di un Paese anomalo, in cui la democrazia e la libertà funzionano ad intermittenza, quasi sempre a scopo egoistico e anche qui autoreferenziale. E' bene comprendere e ribadire qualche questione. I disperati dei centri sociali che agitano i bastoni in nome dell'antifascismo sono funzionali al sistema di potere vigente, un sistema criminale che si finanzia con le banche, si legalizza per mezzo dei politici, si pubblicizza con i giornali e le televisioni e si insidia nella collettività sostituendo continuamente i valori della collettività stessa. In nome dei bastoni agitati per la causa antirazzista si permette ogni giorno a centinaia di clandestini di invadere le nostre Terre. In nome dei bastoni agitati per la causa omosessuale si è arrivato ad offendere i sentimenti più nobili e puri di una città. In nome dei bastoni agitati per la causa dei drogati si va formando una generazione di giovani senza valori, giovani che si andranno a rifugiare nei paradisi artificiali della droga e del consumismo fine a se stesso. In nome dei bastoni agitati per la causa dell’antifascismo si vuole costruire una società informe e debosciata, ennesimo esperimento di società multitutto che nega tutto e cancella se stessa. A costo di apparirvi ‘fuori dalla Storia’ io mi sento orgoglioso di essere Italiano e di agire con il sacrificio in nome della Madre Patria, sicuro di rappresentare una Volontà sottaciuta per la minaccia di quei bastoni funzionali tanto al comunismo quanto al grande sogno americano di un mondo senza più cultura né identità. Per questo, con la fronte rivolta al Sole della Nostra Civiltà, per i Valori eterni che scorrono fieri e nobili nelle Nostre vene possiamo tranquillamente dichiarare che non deporremo mai le armi, perché ci proclamiamo figli eletti di questa povera e bastonata Italia, pronti a farla rinascere nel segno delle Sue Tradizioni e dei Suoi inviolabili Sogni di riscatto.
NESSUNA MOSCHEA

NELLA TERRA DEI PADRI
Appuntamento Giovedì 21 Giugno alle ore 21,30 in Piazza San Domenico a Bologna.
Comizio di Gianni Correggiari e Roberto Fiore. Tutti presenti a difendere la Patria!
OSPITE SGRADITO

Stasera arriva nella Città Eterna il più grande responsabile di tutte le brutturie che attanagliano questa nostra epoca. Ovviamente si presenta come l'amico-padrone che viene a riscuotere l'ennesima cambiale post-bellica, con la compiacenza del solito governetto cattocomunista e sotto la minaccia fantasma del solito corteo antagonista di quella parte che ha collaborato col nemico nell'ultima guerra mondiale. Un'ottima occasione per ribadire al signor presidente del mondialismo che c'è una parte di questo Paese che non ha tradito e mai lo farà, un'Italia identitaria che non riconosce nel padrone globalista un alleato, ma sempre e comunque un nemico strisciante. Bush arriva nella città santa che i bombardieri americani non risparmiarono, facendo tabula rasa di vite, abitazioni e perfino chiese. Io rifiuto il concetto di liberazione da parte di chi ha lavato nel sangue di decine di popoli la morale democratica. Per questo, ora e sempre, gli Usa e il loro presidente pluriomicida rimangono ospiti sgraditi.
L'ITALIA AGLI ITALIANI

Non ricordo di preciso quante volte ci siamo ritrovati in piazza, noi pochi patrioti rimasti in piedi su un mondo di rovine, ad intonare a squarciagola un coro di appartenenza e rivendicazione del più elementare dei diritti. ITALIA AGLI ITALIANI lo cantavamo davanti al cordone della forza pubblica, spesso asserragliati in piccole come in grandi piazze del Nostro Paese o proprio davanti ai figli obbedienti del caos multietnico e anti-identitario che tutto travolge, esattamente come il Nulla fiabesco combattuto da Atreju. Per Noi quel grido è stato e rimane una bandiera imprescindibile, perchè rappresenta l'orgoglio di appartenere ad un Popolo che ha saputo anche essere forte, giovane e spregiudicato nei Suoi tempi migliori. Oggi invece assistiamo al decadimento impietoso di una Stirpe che ha mescolato il Suo Sangue, ha svenduto la Sua Terra e tutto ciò che di nobile Le apparteneva per discendenza e che andava unicamente mantenuto vivo e pulsante nel solco eterno della Tradizione. Oggi abbiamo qualche stupido imbecille che odia sentirsi Italiano, che si impegna per favorire la deriva morale e strutturale della nostra specificità, incoraggiato dai soliti padroni del vapore, cioè quelli per cui 'L'Italia ha bisogno di immigrati perchè tanto gli italiani certi lavori non li vogliono più fare', quegli stessi indegni consanguinei per cui la mescolanza è un valore positivo, quegli stessi sprovveduti che con la loro azione quotidiana favoriscono il sogno americano di un mondo con una sola faccia e nessuna anima. Per chi ancora avesse qualche dubbio in proposito bisognerà ricordare che non è 'integrando', nè 'accogliendo' che si creano i presupposti per un futuro migliore. Per gli stessi immigrati il modernismo multicurale è una disfatta, perchè il processo di immigrazione impoverirà progressivamente le loro terre di origine, svuotate di manodopera e lasciate in balia dei predoni del grande capitale, con il conseguente abbandono dei vecchi e delle donne. Che società è mai questa? Se la crisi esiste è quindi una crisi che stringe a tenaglia, poichè da un lato si viaggia all'impazzata verso un futuro che distruggerà ogni differenza creando un nuovo tipo di uomo, povero, schiavo del capitale e per cui il lavoro e la sopravvivenza sono rimasti i soli valori indispensabili per tirare a campare e dall'altro capo c'è un vuoto morale disarmante, per cui conta solo il materialismo, un mondo che invecchia sotto i colpi del relativismo e di falsi idoli. L'unica soluzione possibile (ed è di questo che d'ora in avanti parleremo) è la formazione dell'Uomo Nuovo, che è poi l'Uomo che era ed è stato nei momenti migliori della Nostra Civiltà. Dovremo imparare a sezionare le storture di questo mondo che non piace a nessuno, cercando di trovare le risposte necessarie per l'autentica e solare rinascita di un tipo umano capace di sopravvivere a queste macerie. Ma per farlo è necessario riscoprire la gioia della battaglia, del sacrificio e dell'impegno solenne. Oggi più che mai la Rivoluzione necessaria è da fare dentro di Noi, nei Nostri Cuori, nella Nostra Anima che ha sete di Valori e deve essere saziata. Chi scrive 'L'Italia agli immigrati' è un complice ignorante del proprio disfacimento politico e morale e deve venire isolato sempre più da chi impara a volare in alto e per questo risulterà piccolo a chi non può volare.
Marco Corbelli decided to let this world the 6th of May in the evening hanging himself at his flat.
The 11 of May his body was cremated with the presence of his family and his dear friends at the cemetary of Reggio Emilia where now he lies.
He often said that one day he will put an end to his sicked life.
Marco we hope you are well now, we are always next to you.
Goodbye.

In fear every day,m every evening,
He calls her aloud from above,
Carefully watched for a reason,
Painstaking devotion and love,
Surrendered to self preservation,
From others who care for themselves.
A blindness that touches perfection,
But hurts just like anything else.
Isolation, isolation, isolation.
Mother I tried please believe me,
I'm doing the best that I can.
I'm ashamed of the things I've been put through,
I'm ashamed of the person I am.
Isolation, isolation, isolation.
But if you could just see the beauty,
These things I could never describe,
These pleasures a wayward distraction,
This is my one lucky prize.
Isolation, isolation, isolation, isolation, isolation.
(Ian Curtis, 18 maggio 1980 - 18 Maggio 2007)
SQUARTA LA NOTIZIA!

Credevate che la notizia del giorno riguardasse l'emergenza planetaria del clima? Oppure che si trattasse delle manovre di Governo? O ancora che si parlasse dell'ennesima strage in famiglia? O del dossier su Prodi e i suoi rapporti col Kgb? Non scherziamo...qui la fa da padrone il gossip più becero che ci sia, perchè la notizia del giorno è quella dei rapporti tra Silvio Berlusconi e la sua consorte Veronica Lario! Pare, infatti, che la signora voglia le pubbliche scuse da parte del marito per le sue sparate da playboy alla notte dei Telegatti. Questo è il Paese in cui viviamo. Questa è la nostra condizione politica. Questa la realtà di un'Italia in cui la politica e l'informazione sono ingessate per dolosa volontà di un asse politico che ci rimpalla continuamente a due poli che sono la stessa cosa e si comportano alla stessa maniera non appena 'superano' il temuto avversario nella farsa ritualistica delle elezioni. Due poli per 50 milioni di polli.